Hilmar Örn Hilmarsson ‎- Children Of Nature (1996 – Touch)

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L’Islanda e i suoi silenziosi paesaggi esalano e prendono forma
come evanescenti spettri nelle aree neoclassiche del grande compositore
di Reykjavík. Un lavoro dalla forte componente emotiva dove il suono
della natura e il richiamo della terra si saldano in un legame imprescindibile,
venerato e consolidato nella forte e storica tradizione
pagana della terra dei ghiacci.

Qui la mia recensione:

https://www.debaser.it/hilmar-oern-hilmarsson/children-of-nature/recensione

Christian Death – The Scriptures (1987 – Normal)

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“A thousand years or so is said …” (The Golden Age)

Eppure sembra ieri.
La bellezza non ha bisogno di tante parole per rivelarsi
ma di un tempo sufficentemente ragionevole, di un’eternità
confinata in appena 3.30 minuti.
Con o senza Rozz, sempre e comunque seminali.

La mia recensione:

https://www.debaser.it/christian-death/the-scriptures/recensione

 

Interpol – Stella Was A Diver And She Was Always Down (2002)

Ebbene si, anche tu Stella sei finita nel grande “Libro dei ricordi”.
Perchè da quel capolavoro che porta il nome di “Turn On The Bright Lights ” son passati ormai ben sedici anni.
Perchè mi hai insegnato che lontano dagli anni ottanta è ancora possibile emozionarsi.
Perchè nonostante sia adagiata sul fondo dell’oceano
bastano poco più di sei minuti per sentirti mia.

Simple Minds ‎- Hunter And The Hunted (1982)

Simple Minds live at Alcatraz, Milan, 25.02.2014.

“Hunter and the Hunted” scorre dolce e la massa indefinita
di teste e corpi sudati, sotto la luce dei neon,
sembra il moto armonioso ed inesorabile delle onde.
Il posto giusto, il momento perfetto, quel raro sentimento
di infinito in una manciata di minuti.
L’assolo di Andy Gillespie è la quintessenza della musica,
il tempo ha perso una buona occasione per fermarsi.

 

Dirty Beaches – Sweet 17 (2011)

Realizzare un disco nel 2011 che suoni lo-fi senza troppe macchinazioni,
con un timbro da rimandi eccellenti quali Suicide e Cramps,
è un’ impresa folle oppure un indice di carattere e personalità.
“Badlands” è uno spazio temporaneo,
un disco forgiato sul passato e prestato al futuro.
Tra le migliori produzioni del decennio,
nudo, crudo e sporco come le gemme grezze.

 

 

Xiu Xiu – Angel Guts: Red Classroom (2014 – Polyvinyl Record Company)

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Due decadi e una discografia che ha segnato le pagine più belle della musica. Ogni epoca ha avuto i soui genii e Jamie Stewart con i suoi Xiu Xiu rientra a pieno diritto nella eletta stirpe.

Qui la mia recensione:
http://www.storiadellamusica.it/avant_post_rock/experimental/xiu_xiu-angel_guts_red_classroom(polyvinyl_record_company_bella_union-2014).html